Il mondo della logistica ha vissuto grandi passi avanti negli ultimi decenni, non solo dal punto di vista organizzativo e tecnologico ma anche per quanto riguarda la sua composizione.
Magazzini e centri logistici, tradizionalmente dominati da una presenza maschile, stanno diventando luoghi di lavoro sempre più eterogenei. Sempre più donne contribuiscono in modo significativo al settore, distinguendosi per competenze e assumendo ruoli di responsabilità.
Nel Gruppo Transpack questa tendenza è esemplificata al meglio da alcuni esempi di capo centro al femminile, come nel caso di Zarida Comi, Dalila Mignanelli e Scarleth Medina, a cui abbiamo posto alcune domande per scoprire chi sono e in che modo affrontano le sfide quotidiane della loro professione.
Chi siete, da quanto tempo siete in azienda e qual è il vostro ruolo per Transpack?
Zarida: “Ho una formazione in ambito turistico, settore in cui ho lavorato per circa 20 anni maturando esperienza anche come titolare di un’agenzia viaggi. Con l’arrivo della pandemia, come molti,ho dovuto reinventarmi professionalmente. Questo mi ha portato a lavorare prima per la moda e poi ad approdare un anno fa in Transpack.
Dalila: “Ho studiato comunicazione interculturale con la lingua straniera cinese e avrei voluto fare il procuratore per calciatori italiani per calciatori italiani interessati a giocare in Cina, ma essendo un ambito chiuso, molto maschile, ho pensato che la logistica potesse essere una grande alternativa per potermi sfidare. Sono in Transpack dal febbraio 2021”.
Scarleth: “Sono originaria del Nicaragua e mi sono laureata in Ingegneria Industriale all’università di Managua. Vivo in Italia da cinque anni e mezzo e nel 2023 ho iniziato la mia avventura professionale in Transpack. Da un anno e mezzo sono diventata capo centro, prima a Vimercate e attualmente a Offanengo”.
Cosa significa per voi essere capo centro al femminile?
Dalila: “Per me non dovrebbe esserci una distinzione tra capo centro maschile e femminile. La parità di genere dovrebbe essere la base, la donna fa più fatica ad affermarsi perché persiste ancora una visione patriarcale in molti ambiti. Capo centro donna significa darsi un gran da fare, l’ambiente è prevalentemente maschile, con uomini adulti e già formati, con idee fortemente radicate, non sempre aperti al cambiamento. Quindi è una sfida continua, che passa per comunicazione e piccoli punti d’incontro, dei compromessi per fare le cose al meglio da entrambe le parti”.
Scarleth: “Per me la vera sfida non è legata tanto al fatto di essere donna ma al fatto che si tratta di un ruolo che ci fa sempre avere obiettivi da raggiungere, cosa che mi piace molto. Al di là del genere, è una posizione che comporta un impegno costante, per portare avanti il lavoro nel miglior modo tenendo conto delle risorse disponibili e cercando di creare un ambiente di lavoro empatico e collaborativo, cosa a cui in quanto donna do grande importanza”.
“Anche per me è una sfida ma non solo: la vedo anche come opportunità per far vedere che anche le donne sanno dire la loro nella logistica”, ha ribadito Zarida.
Avete incontrato difficoltà o ostacoli a livello professionale nel rapporto con i vostri colleghi uomini?
“Personalmente no”, spiega Zarida, “Ricopro questo ruolo da poco ma devo dire che qui dove lavoro erano già abituati a questa situazione, perché prima c’era un’altra donna come capo centro, e fin da subito ho visto molta apertura e collaborazione da parte di tutti nei miei confronti”.
“Anche per me no”, conferma Scarleth, “Più che altro ho trovato colleghi con cui il rapporto è stato basato sulla collaborazione fin da subito e questo è l’unico aspetto che valuto davvero importante sul lavoro. La sfida vera per me è stata imparare ad usare le parole giuste nelle relazioni personali nel mio ruolo di capo centro: devono essere diverse a seconda della persona perché ognuno reagisce a modo suo e ha una sensibilità diversa dagli altri”
“Per me invece è stato diverso, perché prima c’erano due uomini e qualche piccola difficoltà c’è stata”, racconta Dalila, “Inoltre per alcuni colleghi è stato difficile comprendere il cambio. Prima ero la collega con cui ci si poteva anche sfogare, per problemi sul lavoro, poi invece ho cambiato ruolo e su questo aspetto ho un po’ dovuto lavorare per far passare il messaggio. La mia nuova posizione mi impone di tenere conto sì del benessere dei lavoratori e contemporaneamente del bene dell’azienda.
Come valutate la vostra esperienza in questo ruolo per Transpack?
Zarida: “Molto positiva perché è un’azienda che ti permette di crescere sia professionalmente che personalmente, dando tante opportunità e non è da tutti”.
Dalila: “Sono pienamente d’accordo. Ti ascoltano, se hai argomenti da portare sono sempre disponibili a valutarli e a pensare un modo per fare il lavoro al meglio”.
Scarleth: “Anche per me molto positiva e direi altamente formativa. La vedo anche come una possibilità di mettermi alla prova, sviluppando nuove competenze nella gestione del personale che, secondo me, è sempre l’aspetto più complesso, e anche come mantenere una buona comunicazione e relazione con i clienti. Sento che professionalmente sto crescendo molto”.
Qual è la cosa più appagante del vostro lavoro?
Dalila: “Vederci lungo sulle persone e avere capacità di problem solving, che permettono di sentirci realizzati e di soddisfare il cliente. Cooperare per trovare soluzioni e lavorare bene”.
Scarleth: “Vedere raggiunti gli obiettivi che ci siamo prefissati. È tutto una sfida: con il tempo e gli imprevisti, bisogna comunicare tantissimo, c’è bisogno davvero di tanto lavoro di squadra per arrivarci. Ma quando le cose riescono nel modo giusto dà proprio tanta soddisfazione”.
Zarida: “Per me è vedere concretamente i risultati dell’impegno e del team working. Che tutto vada per il verso giusto e che il cliente sia contento”.
Che consigli dareste a una donna intenzionata ad entrare nella logistica?
Scarleth: “Credo che il primo consiglio che darei è di essere paziente. Poi ovviamente si tratta anche di impegnarsi, di avere sempre degli obiettivi e di imparare a delegare quando si raggiungono posizioni di responsabilità, come nel caso di un capo centro. Significa trasmettere fiducia alle persone che lavorano con te”.
Zarida: “Che non bisogna avere paura di mettersi in gioco, né pregiudizi quando si comincia, perché è un mondo che può dare belle soddisfazioni”
Dalila: “Verissimo. Consiglio anch’io di affacciarsi senza problemi in questo ambito, perché pieno di occasioni e sfide professionali. L’importante è avere le idee chiare e non precludersi opportunità in settori considerati tradizionalmente maschili. Per me è stata ed è un’esperienza positiva. E se sono riuscita a ricoprire questo ruolo lo devo anche all’aiuto di tanti colleghi nel corso degli anni, con cui abbiamo fatto un bel lavoro di team, e di un’azienda che vede nelle donne un valore aggiunto”.
